Content on this page requires a newer version of Adobe Flash Player.

Get Adobe Flash player



 

 

 

Le monete di Savona

Nuove scoperte di un percorso storico di straordinario interesse

di Walter Ferro

Pochi Savonesi sanno che anche la loro città aveva una moneta propria, che ebbe corso per circa duecento anni. L’attività della zecca savonese si colloca dagli inizi del Trecento al 1528, anno in cui Genova ne impose la chiusura, in concomitanza con la definitiva sottomissione politico-economica del Comune.
La prima moneta coniata a Savona fu quasi certamente quella oggi denominata “denaro imperiale”, che qui proponiamo sia in dimensioni reali (con accanto un centesimo di euro per confronto) che ingrandita.

 

eurocent

aquila

aquila

croce

 

 

croce

Imperiale. Zecca di Savona.
Rame argentato. Diametro mm. 15, peso gr. 0,51.

D – Aquila coronata, volta a sinistra, il tutto in cerchio perlinato. Da notare le tracce di argentatura.
R – Croce patente, in cerchio perlinato. Bisante nel II cantone.

È una piccola moneta in rame argentato, il cui valore, in realtà, probabilmente è un quarto di denaro e sulla cui effettiva data di coniazione la discussione è ancora in corso.
Infatti quando, alla metà del secolo XIX, ci si occupò per la prima volta organicamente della monetazione savonese (Domenico Promis, “Monete della Zecca di Savona”, Torino, Stamperia Reale, 1864), si suppose che l’inizio dell’attività coincidesse con il più antico contratto di battitura pervenuto, risalente al 23 marzo del 1350, e non con la concessione del diritto di battere moneta, che invece Savona ottenne dall’imperatore Ludovico IV di Baviera già il 15 luglio 1327. Concessione necessaria, poiché il diritto di battere moneta era prerogativa imperiale, e se ne concedeva facoltà ad altri solo in casi particolari ben considerando che tale attività comportava non pochi profitti.
Oggi appare sempre più evidente che l’idea di far coincidere la data del primo contratto di battitura pervenutoci (che in realtà risale al 1349 e non al 1350) con l’effettivo inizio di attività dell’officina monetaria Savonese – idea forse suggerita anche da una informazione (ad oggi non confermata da documenti) che ascrive al 1348 la costruzione di un edificio per la Zecca, la cui ubicazione si dice fosse in “Chiappinata”, ovvero lungo la via che costituiva la prosecuzione di via “Fossavaria” (l’attuale via Pia) dalla torre del Brandale sino all’antica cattedrale sul Priamar – sia stata quanto meno affrettata, e non suffragata da argomentazioni documentate. La mera esistenza del contratto non può costituire infatti una prova, considerato anche che è l’unico documento di questo tipo ad esserci arrivato interamente trascritto (di altri – pochissimi, e tutti del Quattrocento – abbiamo solo notizie frammentarie), quindi nulla può farci escludere a priori l’esistenza di simili documenti in date precedenti al 1349. Va altresì considerato che il Comune avrebbe potuto farsi carico direttamente dell’attività di fabbricazione senza ricorrere ad un appalto, come forse fece in altri periodi.
Un’attenta analisi del contesto economico-politico della prima metà del Trecento induce ora a considerare il 1327 come data nettamente più favorevole del 1349 ad un inizio di attività di zecca a Savona.
Gli indizi rinvenuti in alcuni documenti dell’epoca sembrano confermare questa ipotesi, che consente altresì di spiegare la presenza di alcune tipologie monetarie (qualcuna ad oggi totalmente inedita) altrimenti difficilmente collocabili temporalmente. Tale attività, che si protrarrà per circa due secoli, rimarrà fortemente correlata alle vicende politiche, economiche e sociali: sarà infatti più intensa nei momenti di maggiore prosperità del Comune, ovvero durante il Quattrocento, ma raggiungerà il suo culmine artistico in coincidenza con la fioritura culturale che coinvolge tutta la città al tempo di Giulio II della Rovere, agli inizi del XVI secolo, proprio pochi anni prima che Genova decreti la chiusura della Zecca.
Ma cerchiamo di conoscere qualcosa di più su queste monete.
Argento, rame ed oro sono i metalli usati da sempre per produrre monete: solo in tempi relativamente recenti sono stati introdotti altri metalli come il nickel, l’alluminio, il platino, l’acciaio.
Prescindiamo per il momento dall’oro: le monete d’oro erano i “grossi tagli” dell’epoca, e difficilmente passavano per le mani della gente comune; basti pensare che nel Trecento un fiorino – o un genovino, se ci riferiamo a monete genovesi -  d’oro, del peso di soli 3,53 grammi, costituiva il salario mensile di un operaio.
Infatti nel medioevo l’oro aveva un valore molto più alto di quello attuale.
La zecca di Savona, nel Trecento, coniò monete d’oro per un periodo ancora non precisamente determinato, ma che va certamente a collocarsi tra l’inizio della sua attività e gli ultimi anni del secolo.

02-SIDE-1

02-SIDE-2

Fiorino. Zecca di Savona.
Oro. Diametro mm. 20, peso gr. 3,51.

D    S. Giovanni benedicente.
R    Giglio.

Il fiorino di Savona era una moneta fatta ad imitazione di quello di Firenze, già in circolazione da quasi un secolo e quindi ben conosciuto. Come molte altre zecche (talune anche ben affermate), quando Savona decise di emettere moneta d’oro lo fece ad imitazione di una tipologia ben nota, per facilitarne l’accettazione da parte dei mercati internazionali. Era un escamotage molto comune, adottato da moltissime realtà economiche, sia perché esse non avevano la forza per imporre al mercato una loro moneta, sia in quanto era certamente più comodo approfittare della fiducia che gli utenti riponevano in tipologie già ben note. Non a caso imitazioni del fiorino furono prodotte in tutta Europa, e non solo da piccole officine (che a volte cercavano anche di speculare poco onestamente sul titolo del metallo o sul peso), ma addirittura dalle grandi potenze internazionali: basti ricordare che i Papi furono tra i primi imitatori del fiorino.
Teniamo sempre ben presente che nel medioevo, e praticamente sino all’Ottocento (anche se si andava lentamente affermando l’imposizione di un valore nominale più elevato di quello reale), a differenza di quanto avviene oggi, la moneta valeva per quanto effettivamente conteneva in metallo nobile. L’impronta del conio, in effetti, per l’utente finale costituiva praticamente poco più di un “marchio di garanzia”, stava cioè a certificare che tale moneta era stata prodotta da una zecca di cui ci si poteva fidare, e quindi aveva composizione regolare e peso giusto. L’imitazione di un marchio conosciuto, di per sé, non era un’azione disonesta, almeno sin quando venivano rispettate le caratteristiche metrologiche della moneta originale.
L’argento, di valore più accessibile dell’oro, era il metallo base della produzione monetaria medievale. Tuttavia anche l’argento era caro (in quel periodo il rapporto di valore oro/argento oscillava intorno a 10/1), ed ecco dunque la necessità di mescolarlo ad un metallo meno nobile, il rame, per produrre, mediante la quasi-lega chiamata comunemente mistura, a tenore di argento variabile a seconda del tipo di moneta e dell’epoca, le monete e gli spiccioli di uso corrente.
A parte un periodo iniziale piuttosto breve (qualche decennio) Savona si affida, per la “moneta grossa”, che in definitiva era quella usata per i grandi commerci, alle monete genovesi: nello specifico il genovino d’oro, le cui caratteristiche sono praticamente identiche a quelle del fiorino savonese, ma la cui immagine internazionale è ben più affermata.
Nel piccolo commercio locale, e nell’area di influenza commerciale savonese, come il basso Piemonte, prevale però l’uso di moneta savonese, ed è alla produzione di queste pezzature che si indirizza la zecca di Savona.
Non è il caso di elencare qui tutte le tipologie che si sono succedute in duecento anni di attività dell’officina monetaria. Annotiamo tuttavia che, se prescindiamo dal fiorino e da alcune delle monete emesse nella prima metà del Cinquecento, ossia poco prima della chiusura della zecca ad opera dei genovesi, quasi tutte le altre monete, indipendentemente dal taglio, sono caratterizzate dall’avere impresse, su un lato, l’aquila imperiale, e sull’altro la croce. Questa consuetudine di mantenere le stesse figure (pur nell’evoluzione degli stili) può apparire come monotona, ma aveva una sua funzione ben definita: offrire all’utente uno stile ben riconoscibile e costante nel tempo facilitava l’accettazione delle monete da parte di un mercato che guardava sempre con diffidenza alle nuove tipologie. D’altronde è anche questo il motivo che spinge Genova a mantenere praticamente immutate le immagini delle sue monete per oltre quattro secoli.
È praticamente impensabile essere esaurienti in un breve articolo divulgativo rivolto ad un vasto pubblico, preminentemente non collezionista, per cui ci limiteremo a proporre una sequenza delle immagini di alcune delle monete più significative in riferimento ai diversi momenti storici.

 


 

La moneta savonese che fu coniata per prima è sicuramente l’imperiale, ossia quella che abbiamo presentato in apertura, sostanzialmente anonima. Intorno al 1327 si coniarono monete a nome dell’imperatore Ludovico di Baviera, in quel momento signore nominale della città. Tra i vari tagli emessi, quello prodotto in maggior quantità è certamente questo tipo di denaro:

03-SIDE-1

03-SIDE-2

Zecca di Savona. Denaro al nome di Ludovico.
Mistura di argento. Diametro mm. 16, peso gr. 0,52

D    Croce patente, in cerchio perlinato.
R    Aquila coronata, volta a sinistra, in cerchio perlinato.

 


 

Un’altra pezzatura coniata nello stesso periodo, ma molto più rara, è il mezzo denaro:

04-SIDE-1

04-SIDE-2

Zecca di Savona. Denaro al nome di Ludovico.
Mistura di argento. Diametro mm. 14, peso gr. 0,31

D    Aquila coronata, volta a sinistra, in cerchio perlinato.
R  Croce patente, in cerchio perlinato. Stella a sei punte nel secondo e terzo angolo.

 


 

Presto il nome dell’imperatore scompare dalle monete savonesi, ed i tipi mutano di stile. Ecco come si presenta il pezzo da tre denari negli anni intorno al 1350: 

05-SIDE-1

05-SIDE-2

Zecca di Savona, periodo comunale. Mezza petachina (3 denari).
Mistura d’argento. Diametro mm. 18, gr. 0,63

D    Aquila coronata, volta a sinistra, in cerchio perlinato.
R    Croce patente in cerchio perlinato. Stemmi savonesi (scudo con palo, sormontato da globetto) nel secondo e terzo angolo della croce

 


 

A fine secolo, la signoria (1397-1409) di Carlo VI, re di Francia, viene esplicitata in legenda, ed evidenziata dai gigli di Francia.

06-SIDE-1

06-SIDE-2

Zecca di Savona, periodo di Carlo VI. Mezza petachina (3 denari).
Mistura d’argento. Diametro mm. 17, gr. 0,54

D (Karolus Rex, Dominus Saone) aquila a sinistra, in cerchio perlinato.
R  Croce con gigli di Francia nel primo e quarto angolo, in cerchio perlinato.

 


 

L’inizio del Quattrocento, per la zecca savonese, è caratterizzato dalla comparsa di monete che evidenziano la signoria di Spinetta di Campofregoso (1417-1421):

07-SIDE-1

07-SIDE-2

Zecca di Savona, signoria di Spinetta di Campofregoso. Soldo (12 denari).
Argento. Diametro mm. 19,4, gr. 1,27

D Aquila a sinistra, in cerchio di otto archetti, il tutto in cerchio perlinato.
R  Croce patente in cerchio di otto archetti, il tutto in cerchio perlinato.

 


 

A seguire, abbiamo la signoria milanese di Filippo Maria Visconti (1421-1435), che sulle monete è evidenziata dal tipico “biscione”:

08-SIDE-1

08-SIDE-2

Zecca di Savona, signoria di Filippo Maria Visconti. Tre denari.
Mistura. Diametro mm. 16, gr. 0,63

D     Campo partito, aquila e biscione, in cerchio perlinato.
R  Croce patente in cerchio perlinato, scudi comunali nel secondo e terzo cantone.

 

09-SIDE-1

09-SIDE-2

Zecca di Savona, signoria di Filippo Maria Visconti. Denaro minuto.
Mistura. Diametro mm. 14, gr. 0,50

D    Aquila di fronte, in cerchio perlinato.
R  Croce potenziata, in cerchio perlinato, biscione nel primo cantone.

 


 

Il movimentato periodo che segue la signoria del Visconti è prevalentemente caratterizzato da monete emesse nuovamente sotto l’egida dei Campofregoso, famiglia genovese che, tra il 1435 ed il 1458, detiene a lungo il potere a Savona. Le monete emesse sembrano essere soltanto pezzi da tre denari e da un denaro, ma in quantità notevoli per la realtà savonese dell’epoca (diversi milioni di esemplari).

10-SIDE-1

10-SIDE-2

Zecca di Savona, signoria di Tomaso Campofregoso. Tre denari.
Mistura. Diametro mm. 15, gr. 0,51

 

11-SIDE-1

11-SIDE-2

Zecca di Savona, signoria di Tomaso Campofregoso. Denaro minuto.
Mistura. Diametro mm. 14, gr. 0,50

 


 

Dal 1458 è signore di Savona il re di Francia, Carlo VII, a cui nel 1461 succede Luigi XI, sino al 1464.
Nonostante la tradizione numismatica, appare ormai evidente che le  monete savonesi sinora attribuite a quest’ultimo sovrano sono posteriori, e che in questi sette anni sono state invece coniate le tipologie di cui vediamo due esempi, nelle ormai consuete pezzature da tre ed un denaro.

12-SIDE-1

12-SIDE-2

Zecca di Savona, signorie di Carlo VII - Luigi XI. Tre denari.
Mistura. Diametro mm. 16, gr. 0,48

 

13-SIDE-1

13-SIDE-2

Zecca di Savona, signorie di Carlo VII - Luigi XI. Denaro minuto.
Mistura. Diametro mm. 14, gr. 0,39

 


 

L’avvento della signoria degli Sforza (dal 1464 al 1478) sembra passare senza lasciare una traccia sensibile nella monetazione savonese. Infatti si conosce una sola moneta assegnabile a Francesco Sforza. Tuttavia, sia in questi anni che in quelli successivi, diversamente da quanto affermano i vecchi trattati di numismatica, la zecca, lungi dal rimanere ferma, esplica un’intensa attività di coniazione, emettendo un gran numero di quelle monete da un denaro, senza segni particolari, che i vecchi studi assegnavano alla seconda metà del Trecento. Eccone un esemplare perticolarmente ben conservato, che mantiene gran parte dell’argentatura originale, ed un altro che invece l’ha completamente perduta.

14-SIDE-1

14-SIDE-2

Zecca di Savona, fine del XV secolo. Denaro minuto.
Mistura, o rame argentato. Diametro mm. 14, gr. 0,57

 

15-SIDE-1

15-SIDE-2

Zecca di Savona, fine del XV secolo. Denaro minuto.
Mistura, o rame argentato. Diametro mm. 14, gr. 0,43

 


 

Una radicale svolta nelle tipologie emesse dall’officina savonese si registra con la signoria di un altro re francese, Luigi XII (dal 1499 al 1512). La produzione di  monete minute (per quelle riferentesi a questi periodi c’è ancora molto da accertare) fa ancora la parte del leone, ma ritornano le monete d’oro e compaiono grossi moduli in argento, sia pure – forse – solo come emissioni di rappresentanza.

16-SIDE-1

16-SIDE-2

Zecca di Savona, signoria di Luigi XII di Francia. Doppio ducato.
Oro. Diametro mm. 29, gr. 6,76

 

17-SIDE-1

17-SIDE-2

Zecca di Savona, signoria di Luigi XII di Francia. Testone.
Argento. Diametro mm. 29, gr. 07,25

 

18-SIDE-1

18-SIDE-2

Zecca di Savona, signoria di Luigi XII di Francia. Grosso.
Argento. Diametro mm. 20, gr. 0,92

 

19-SIDE-1

19-SIDE-2

Zecca di Savona, signoria di Luigi XII di Francia. Tre denari (ottenne).
Mistura. Diametro mm. 14, gr. 0,47

 


 

Durante la breve signoria dei Fregoso, nel 1513, si coniano ancora testoni e mezzi testoni:

20-SIDE-1

20-SIDE-2

Zecca di Savona, signoria di Giano II di Campofregoso. Mezzo testone.
Argento. Diametro mm. 29, gr. 4,90

 


 

Un’ultima signoria dei re di Francia, con Francesco I, conclude l’attività della zecca di Savona, che sarà poi chiusa definitivamente dai Genovesi. Nel 1534 un decreto del senato di Genova abolisce le monete di Savona ed il loro uso.

21-SIDE-1

21-SIDE-2

Zecca di Savona, signoria di Francesco I di Francia. Testone.
Argento. Diametro mm. 26, gr. 7,74

 


 

In questo periodo viene anche coniato il cavallotto, grande moneta in argento, forse l’unico grande modulo savonese del Cinquecento ad aver esplicato una vera funzione commerciale.

22-SIDE-1

22-SIDE-2

Zecca di Savona, signoria di Francesco I di Francia. Cavallotto.
Argento. Diametro mm. 29, gr. 3,37

 

23-SIDE-1

23-SIDE-2

Zecca di Savona, signoria di Francesco I di Francia. Petachina.
Mistura. Diametro mm. 17,6, gr. 0,99

 

* * *

“Azione Riformista - l'Europa dei Cittadini” ringrazia il signor Walter Ferro per il prezioso
contributo che schiude a nuovi e più approfonditi studi, nuove scoperte, di un percorso storico
di straordinario interesse e fascino.