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Storia, percorso ed immagini
di una straordinaria industria savonese

Archivio storico a cura di Bruno Corvi e Gianni Gigliotti

 

 

Rovistando fra vecchi cassetti o fra le foto di famiglia non sarà tanto raro imbattersi in bustine di carta colorata che, aprendosi a libretto, custodiscono i negativi (o “le negative” come allora si diceva) e che riportano sulla facciata “reclames” di più o meno famose marche di prodotti fotografici. Chi avrebbe mai immaginato che fra queste, assieme ai colossi Kodak e Agfa, potesse essercene una che portava il nome di un tranquillo paesino immerso nel verde che dista solo pochi chilometri da Savona!

Ma facciamo un salto nella storia di questa azienda ed in particolare sull’immagine pubblicitaria che l’ha contraddistinta. In quel di Ferrania, a causa della particolare posizione geografica vicina al mare, al raccordo ferroviario e alla strada nazionale Savona-Torino, nacque nel 1915 uno stabilimento della Società Italiana Prodotti Esplodenti (SIPE). Produceva polvere B per l’artiglieria russa, impiegata nella 1° Guerra Mondiale. La SIPE con il concludersi del conflitto, previde la riconversione dello stabilimento abbandonando la produzione della nitrocellulosa (cotone collodio) per la fabbricazione di celluloide per pellicole cinematografiche, radiografiche e naturalmente fotografiche. Grazie ad un accordo con la Pathé Fréres di Parigi (una delle maggiori case cinematografiche dell’epoca) nacque la Fabbrica Italiana Lamine Milano (FILM).

Nel 1923 avvenne la presentazione all’esposizione di Torino della prima pellicola cinematografica positiva. Dopo un inizio incerto, il prodotto andò lentamente affermandosi sul mercato tanto che nel 1926 il bilancio della FILM ferrania andò in pareggio.

Nel 1932 avvenne l’accordo che legò la prestigiosa Cappelli alla FILM, dando vita al marchio “ferrania”, divenendo così il leader italiano della produzione di materiale fotografico.

Nel 1938 iniziarono gli studi sul colore, che portarono ad effettuare le prime prove industriali nel 1941, a conflitto già iniziato. Purtroppo gli eventi bellici portarono ad un rallentamento della produzione, sia per la mancanza di materie prime, sia per la chiamata alle armi di molti “filmisti”.

Durante la tragica epoca della Repubblica Sociale Italiana, "ferrania" prese la denominazione di “Stabilimento Ausiliario Germanico”. Il 25 aprile 1945, con la liberazione anche la produzione iniziò lentamente a riprendere quota.

Nel 1946 ripresero le ricerche sul colore grazie anche all’intervento di tecnici ex- Agfa. L’anno successivo nacque il ferraniacolor 12 ASA, unica pellicola a colori realizzata in Europa nel dopoguerra. Ed in questi anni iniziò anche la stagione d’oro della ferrania legata al cinema, grazie alla migliorata produzione della pellicola bianco nero. Sue pellicole furono utilizzate per alcune dei film più belli e dei più grandi autori del dopoguerra. Fra tutti segnaliamo “La Ciociara” di Vittorio De Sica, premio Oscar nel 1960. Anche i prodotti radiografici e per arti grafiche conobbero un grande sviluppo, influenzando le scelte produttive che oggi sono la base della nuova società della quale fa parte lo stabilimento di Ferrania.

Il 2 giugno 1964 nacque dall’accordo con una grande multinazionale americana, la Ferrania-3M. Iniziò così il cambiamento di immagine e di indirizzo produttivo voluto dai vertici americani per tagliare i rami non produttivi.

Nel 1971 venne abbandonata la dicitura Ferrania divenendo 3M Italia. Tutti gli studi andarono in direzione delle nuove tecnologie dell’immagine, l’avvento del personal computer e del mondo digitale dettero un ulteriore cambio di indirizzo alla produzione, con l’introduzione di nastri magnetici prima e digitali poi.

E’ storia dell’altro ieri, nel luglio del 1996, la riqualificazione della ferrania in una nuova società, IMATION, a prevalente capitale americano, specializzata nelle arti grafiche e nelle tecnologie medicali.

E’ storia di oggi la chiusura dello stabilimento e di ogni attività precedente connessa, un abbandono traumatico non solo in termini economici, ma anche e soprattutto come fattore sociale: in attesa di una riconversione aziendale che tarda a concretizzarsi con gravi danni occupazionali per tutto il territorio della Val Bormida.

Dopo l’accordo con la Cappelli nel 1932, venne scelto di non cambiare eccessivamente la confezione dei rullini della casa milanese, in quanto già sinonimo di qualità.

Le uniche modifiche di rilievo furono ovviamente il cambio del nome e l’aggiunta di due bande rosse alle estremità. Le scatole di lastre fotografiche invece ebbero colori peculiari per ogni tipologia di utilizzo. In origine con le diciture “ferrania Cappelli”, in seguito con la sola scritta “ferrania”. Anche i contenitori in latta delle pellicole a rullino e le “pizze” cinematografiche portarono a rilievo il logo “ferrania” con etichette in carta colorata indicanti le caratteristiche del contenuto.

 

Altre forme di pubblicità indiretta furono le bustine a libretto che contenevano i negativi sviluppati da un lato e le stampe dall’altro.

Essendo le bustine gli oggetti che rimanevano più a lungo nelle case degli Italiani, si pensò di utilizzarle quasi come biglietti da visita, con accattivanti immagini.

Fra i primi tipi “ferrania Cappelli” ci fu quello disegnato da uno dei più grandi cartellonisti degli anni ’20: Marcello Dudovich.

Famosa è anche la serie degli anni ’50 con la rielaborazione fatta dallo Studio Mingozzi di Bologna della “F”, umanizzata e vestita con costumi di varie popolazioni, a simboleggiare l’utilizzo in tutto il mondo dei prodotti savonesi.


 

 

 


Importante fu anche la realizzazione di macchine fotografiche che abbracciò l’intero arco di produzione dei rullini fotografici, con l’immissione sul mercato di vari modelli: le classiche a soffietto, le biottiche e le “economiche” in bachelite prima e plastica successivamente. Primarie forme pubblicitarie degli anni passati furono i cartelli da esporre all’esterno del negozio: riportavano il marchio dell’azienda o del prodotto da pubblicizzare.

Venivano fabbricati con varie tecnoche e materiali, anche se i tipi più utilizzati erano due: il cartello litografato (litolatta) che permetteva un maggior numero di colori e sfumature con il metodo della quadricromia, soggetto però a maggior usura da parte degli agenti atmosferici e più intaccabile della ruggine, con conseguente minore durata del messaggio ed il tipo smaltato, più costoso e di pregio del precedente, con colori più brillanti e più difficilmente miscelabili in sfumature, ma praticamente “eterni” nei colori.
Ed è in questa direzione che ferrania si mosse. Fra i primi segnaliamo il tipo a fondo bianco reclamizzante i prodotti fotografici “Cappelli-Ferrania” con in piena evidenza un rullino fotografico. Con la trasformazione della società con solo nome ferrania cambiò anche il modo di presentarsi al pubblico.

Venne ideato il famoso “omino ferrania” (una F maiuscola a righe bianche e azzurre che porta in spalla un rullino) ed il colore predominante del fondo divenne il blu brillante con il logo ferrania in bianco. E’ degli anni trenta anche il primo “termometro” smaltato, ripreso poi negli anni ’50-’60 con un lieve restyling e negli anni ’70 in giallo-rosso. Conosciutissima è anche la targa di grosso formato che porta lo stesso design dei termometri prodotta dagli anni ’50 agli anni ’70. Non è raro intravederla in numerose cartoline e fotografie d’epoca nelle più esclusive e famose località turistiche della penisola: Capri, Cortina, Pisa, Roma, Courmayeur, per citarne soltanto alcune.
Larga produzione ebbero anche le insegne a “bandiera”, utilissime per segnalare la presenza di un negoziante anche da lontano.

Gli esemplari più vecchi in vetro vennero sostituiti da quelli in metallo smaltato sulle due facciate, tenute assieme da una staffa e successivamente da quelli in plastica con le luci all’interno per la visibilità notturna.
Fra i primi tipi a bandiera in metallo ricordiamo quello a fondo giallo, banda blu con bordi rossi e scritta bianca e quello bellissimo a forma di “F” sagomata. Nella versione luminosa vennero prodotte anche insegne da interno sempre per ferraniacolor, con le lettere componenti la parola “color” ognuna di un colore diverso.
I più famosi nomi italiani e stranieri collaborarono alla stesura di una miriade di opuscoli prodighi di consigli sui principi della fotografia, come fotografare, filmare, sviluppare a colori e in b/n, scegliere le inquadrature, stampare e tutte le informazioni che potessero essere utili a fotoamatori e professionisti.
Infine dal 1947, per circa un ventennio, venne stampata la bellissima rivista “ferrania”, (mensile di fotografia, cinematografia e arti figurative) che divenne presto un punto di riferimento per tutto l’ambiente, con interessanti servizi di tecnica, arte, stile, critica cinematografica e ovviamente la vasta gamma dei prodotti “ferrania”.

 

Un particolare ringraziamento al Dr. Franco Mazzetta, editore della prestigiosa rivista “Saonensis”, alla quale fa riferimento il presente editoriale (numero di ottobre 1996).