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Sir John
(pseudonimo)

Scrittore particolarmente
amato dai giovani
che ne apprezzano
il linguaggio
moderno e grintoso.
Cacciatore appassionato
di antichi manoscritti,
fatti e misteri sottratti all'oblio
della polvere e del tempo.
Uomo libero nei pensieri,
estraneo alle gazzarre letterarie
dei nostri tempi,
dell'apparire per essere,
Sir John si pone
come voce critica e profonda
dell'Uomo e del pianeta Terra.
Numerosi i libri e gli articoli
pubblicati nel corso
di questi ultimi trent'anni
con riconoscimenti prestigiosi.

(Ilaria Barberini della Torre)

 

"Questa è la parola che parlava l'Apostolo San Paolo per istruzioni delle genti, come l'Angelico Dottore San Tommaso D'Aquino insegna dicendo che 'Agenda vuol dire Opere che i Cattolici vi bisognano per accettare a morire bene".

Proponiamo alcune parti, dando preminenza alle suggestive immagini, di un raro 'Trattato', così come definito dall'autore il Carmelitano Scalzo F. Francesco della Croce, dedicato ai "Disinganni per Vivere e Morire bene". Stampato a Napoli nel 1687 dal celeberrimo tipografo Giuseppe Roselli, noto in tutta Europa per la raffinatezza dei suoi lavori, il 'Trattato' era presumibilmente suddiviso in cinque libri ma solo il primo è a noi noto, degli altri quattro non si hanno riferimenti se non i soli titoli che qui riportiamo:

La Prima, ch'è 'Agenda', alla Morte.
La Seconda 'Timenda', al Giudizio.
La Terza 'Vitanda', all'Inferno.
La Quarta 'Speranda', al Cielo

"Perchè, amico Lettore, nessuno andò al cielo per felicità temporali, per ricchezze, per grandezze humane, per comodità, diletti e ricreazioni: se non per virtudi, per la pietà, memoria di Dio, per l'orazione, tratto interiore, con migliorare la vita, pensare alla Morte, Giudizio, Inferno, Purgatorio e nel Cielo".

Il linguaggio arcaico religioso, salmodiante, con desinenze spagnole in alcune parti (pare riferite ad una precedente edizione apparsa clandestinamente in Spagna prima del 1687 ma senza alcun riscontro certo), in latino e lingua italiana volgare, rendono la lettura alquanto difficoltosa. E' straordinaria (ed è questo l'interesse primario del nostro 'reportage') la parte iconografica, ardita per quel tempo e fuori dagli schemi abituali classici, con l'uso di caratteri tipografici elegantissimi a fare da cornice alle parti centrali dei fogli predisposti ad accogliere, in una fase successiva di stampa, le suggestive immagini (le 'lamine' come le definisce l'autore) mirabilmente realizzate all'origine a 'punta secca', completate a compendio da esaurienti didascalie, aneddoti, riferiti a Santi, Sovrani e personaggi storici.

Per rendere il contesto comprensibile, là dove risulta essere particolarmente ostico, alcune parole sono state esemplificate mentre le iniziali in maiuscolo e la punteggiatura seguono il testo nella sua originalità.

"Signora e Madre de' Carmelitani, ai Vostri piedi ed a quelli del Vostro Sposo, il mio Padre San Giuseppe, offerisco questa Prima Parola, applicata alla Morte, la quale è una persuazione a vivere per morire bene. Perchè l'Anima mia, solo desidera far piangere una vita malamente perduta ed ottenere con il Vostro patrocinio il riposo d'una buona Morte. Così te lo prega ai Tuoi piedi e così lo spera dal Vostro efficace potere. Il minimo dei Tuoi Figli F. Francesco della Croce".

"Tiene Iddio decretato, che tu, e io, e tutti i figli di Adamo abbiano da morire e che non ha da essere più di una volta. In due parole si rappresentano cifrate e abbreviate queste verità:

MOMENTO ET ETERNITA'
o che poco? o che molto?
o che estremi sì distanti!

il momento è questa vita, la brevità di tutto il presente. La seconda è la futura, eterna vita, e ci aiuta la sua immensa durazione essendo eterna".

E non potendo hauver dubiezza alcuna
Che la vita dei Chiostri è più sicura
E più proporzionata a tal ventura
Che nel secolo hauver somma fortuna

"Henrico di Toledo Marchese di Manzera, Fra Luigi di Gesù nella Religione. Questo Cavaliere nel miglior tempo, e più fiorito dei suoi anni, lasciò la vita delle vanità e gli agi e ritirossi nella Religione Scalza nuovamente fondata per buscare gli accerti eterni. Sono le sue parole quelle che qui seguono, nella lettera che scrisse al Mondo, dando ragione della sua mutazione":

Mi finsi star dentro un letto
Infermo sconfinato
Persuaso essere chiamato
Da Dio a dar conto stretto
Conobbi che tutto il bene
Di questa vita frale
Allora per nulla vale
Fuor che aver vissuto bene.

Non curo, ne biasimo, ne tuo honore
Mondo bugiardo, Mondo ingannatore
Hor piango se pur tardi il lungo errore.

"Grande esempio di disinganno di queste verità, alle quali vado persaudentoti, ci lasciò il gran capitano di questo secolo D. Virginio Orfino, figlio del Duca di Bracciano e Duchessa Perretti, nipote del Pontefice Sisto Quinto. Le sue rare doti d'animo, e corpo, lo fecero l'oggetto degli amori di tutti, e con modo speciale di Suo Padre, il quale penetrando il magnanimo genio del giovinetto, lo destinò fin dall'hora all'esercitio delle armi, per arricchirne la Chiesa Militare di un Successore a si pari nel valore, contro gli Ottomani giurati nemici di nostra Fede".

Hor io vedendo che per tali esempi
Cos'è l'honore, il gusto e la ricchezza
Come la penitenza è rigidezza
Di vita han da finire in brevi tempi.

"Entrò questa verità nel cuore della V.M. Giovanna della Santissima Trinità, Duchessa di Vehar, figlia della grande casa dei Duchi dell' Infantado, e la considerò sì di proposito, che dal suo palazzo si portò a Siviglia, lasciando i suoi eccellentissimi figli, per essere figlia di S.Teresa, e meritare con quel sacrificio, che a Dio faceva il suo patrocinio per quell'hora, nella quale non può altro giovare che il favore del Signore e dei Suoi Santi, e la compagnia delle sue buone opere".

Poni fine al tuo fallire
Pensa pur ch'ai da morire.

"Il V.P.F. Diego di Gesù nel secolo Salablanga nacque in Granata, dove suo Padre amministrava la Real Hazienda. Si alleò F. Diego in seguito all'Arcivescovo di Toledo Don Gaspar de Chiroga, e tanto stimato da lui che lo chiamava il suo Dottore ed il suo Seneca. Non fu vanagloria di tal fattore, anzi questo medesimo lo disingannò considerando il suo fine, ed imparando dalle virtuose operazioni di quel Santo Arcivescovo, quali dovettero essere le sue, poichè questo Prelato ogni giorno faceva un esercizio particolare, e si preparava a morire, e a questa funzione faceva assistere tutta la famiglia e tutte le entrate dava in elemosina".

Queste Dame, Signor, con fede pura,
Come a lor Sposo degno,
Vi donano de' cuor l'augusto Regno
Poichè qui nulla dura,
Anzi pompa, beltade e vano honore
Tutti sen vanno col fuggir dell'ore.

"D. Beatrice di Ribera della Religione di S.Giuseppe, cugina del Conte di Molina, che poi unita con la medesima Madre Luisa passò a fondare il Convento di Lerma, dove morì, dopo aver dato al Convento molte figlie virtuose, istruendole ed insegnandole più con le sue opere numerose che con le parole".

Non cercar quei contenti
che recan solo pentimenti

"F. Martino de' Martiri fu Religioso fra' Secolari e nella Religione sì perfetto che 'consumatus in brevi explenit tempora a multa'. Chiamossi nel secolo D.Giovanni Martino Miranette de Blacons, nobile per nascimento, chiaro per studi, celebre per dignità, venerabile per virtudi e degno di stimazione per le molte doti, che seppe disprezzare per seguitare fra gli Scalzi la voce del Signore dove lo chiamava. Nacque questo grand' huomo in Saragozza, inclinato a tutto quello era virtù, adornato di acume e perpiscace ingegno, studioso della Iurisprudenza e avvocato presso la Real Cancelleria di Aragona".

Perchè godi cuore ostinato
Di stare sempre in peccato?.

"O pio Lettore, se veramente vuoi disporti, ed hai volontà ferma di prepararti in vita per una buona Morte, ti prego leggere la Pratica di Ben Morire, che prima praticò e poi stampò il V.P.F. Martino della Madre di Dio, e vedrai l'importanza di questo esercizio, ed il modo che ti rappresenta sì facile, e ritroverai, che non te lo può impedire nessuna occupazione delle molte, benchè fossi il più occupato Negoziante, Ministro, o Potentato del Mondo, facilissimo te lo propone in pratica con gli esempi di quei che anche lo praticavano in vita".

Stolto, che pensi, e che dici doman farai
Se vuoi farti grazia, di quel dì, che fai?.

"Maria della Presentazione, figlia di Madrid, nel secolo Ladrò de Guenara, erede della sua Casa per essere la primogenita, e Signora di Vassalli, quando più stava aliena di lasciare il Mondo, anzi tutta applicata nelle vanità, e disposta di casarsi con un altro Maggior Casato assai vantaggioso al suo, e niente inferiore al suo sangue, Iddio Signor Nostro la tirò per Casato ancor più ricco e più permanente. Sono i Giudici di Dio inescrutabili: udì un sermone della Morte da un Padre Maestro Monaco Benedettino, e rivolta alle sue Damigelle, disse 'queste voci di Morte mi fanno risolvere a lasciare quei Maggior Casati che finiscono' ".

Pensa pur, c'hai a morire,
E dal Mondo hai da partire.

"La Ven. Madre Maria Francesca di San Giovanni Battista, nel secolo Spinola, e Centurione, famiglie nobili di Genova, fu la prima Rosa che diede al Cielo il fiorito Convento delle Monache di San Giuseppe a Napoli. Ha lasciato le ricchezze ereditarie per meritare con questo sacrificio la certezza di una buona Morte, come l'ebbe dopo quarantacinque giorni che pigliò il santo abito, lodando il Signore di averle fatto meritare di vestire l'abito della sua Santissima Madre e di morire fra le sue figlie".

Figlie la Morte per tutte si avvicina
il tempo vola, non lo perdiamo.

"La memoria della Morte è efficace con chi la considera presente, e fece risolvere di lasciare il Mondo alla Madre Giuliana della Madre di Dio, figlia del Segretario del Re Graziano, che con altri quattro, fra fratelli e sorelle, visse piena di virtù e meriti. Fu la beniamina dei suoi Padri Scalzi, ed anche per Dio, fu la figlia della Sua destra. Nessuno mai la conobbe nel vero, come diceva il Confessore, perchè era come la fontana, e come il Sole, dalla quale si piglia l'acqua ed il calore, come ciascuno vuole ed ha bisogno".

Fuggi, fuggi i vani honori,
Che son fumi son vapori,
Fuggi, fuggi ogni ricchezza,
E per Dio tutto disprezza.

"Il Venerabile Padre Fr. Pietro della Madre di Dio, fu huomo Apostolico e chiamando Padre Clemente Ottavo la Religione in Roma, destinarono questo santo huomo per pietra fondamentale, e primo Fondatore degli Scalzi Carmelitani in Italia. Fu sì grande l'esempio che dava con le sue opere, e sermoni, che il Pontefice lo elesse, benchè Spagnolo, Predicatore del Palazzo Apostolico e del Sacro Collegio dei Cardinali, dichiarandolo anche suo Confessore, e il medesimo fece Leone XI° e Paolo V° e lo stesso Papa Clemente Ottavo lo destinò Visitatore Apostolico degli Agostiniani Scalzi".

"... che facciamo qui anima mia, carichi di questi honori mondani?. Chi a tali contradittioni può assicurare la tua fermezza?. Non vedi che mentre ti rinserri nella fragilità della tua carne, non vi è sicura confidanza di che habbi acquistato la perfezione alla quale aspiri?. ... non vedi, che quello, che giudichi sicurtà è pericoloso? Mal conosci gli inganni che il tuo contrario ti tiene coperto in quel medesimo, che ti sta' lodando, ed applaudendo, e molto più, perchè non hai quì luogo dove nasconderti, e se ti nascondi l'è facile al tuo contrario lo scoprirti e vincerti, cerchiamo dunque la clausura della Religione, quei esercizi di santità, dove per dover incontrare tanti, teme di cercarti il tuo nemico. Quegli eserciti, come più pratici nella guerra, sempre stanno vigilarti, e così non è una, ma molte le vite che lui giustamente teme il tuo contrario".