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IL FATTO
Senatus
Populus Que Romanus | ||||
"Splendidae mendax"
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In questo millennio così tecnologico e foriero di strabilianti conquiste scientifiche, ma anche così apprensivo, inquieto e con un futuro imperscrutabile ("clonazione", "cronovisione"), è sintomatico il desiderio dell’uomo di indagare sui fatti primari di memoria storica quasi alla ricerca dell’ "arca perduta", intesa come risveglio liberatore di un sonno per troppo tempo sopito. |
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La moneta è un piccolo ma significativo tassello storico, testimone primario di tutte le vicissitudini che hanno condizionato imperi, monarchie e repubbliche. |
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La Giudea, situata tra il Mediterraneo e il mar Morto era la regione storica dell’ebraismo. Al centro di questa vasta area c’era Gerusalemme la capitale morale e religiosa e sede del grande Tempio, al’interno del quale era permesso da parte di Roma, la circolazione dei soli sicli d’argento al posto delle monete imperiali romane. |
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LE MONETE
![]() "Gesù della Moneta" Caffaro Rore, 1918 |
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Al tempo di Gesù, come risulta da approfondite ricerche da parte di insigni studiosi della materia, nel Grande Tempio era accumulato un tesoro di oltre ottomila sicli in argento di Tiro, moneta allora comunemente circolante in Palestina, di tipo greco-siriano recante sul diritto la testa di Ercole Melgarth e sul rovescio un’aquila arpionata al rostro di una nave.
A ulteriore conferma del privilegio degli ebrei, i quali, ostentatamente disdegnavano le monete ufficiali dell’impero con l’effige laureata dell’Imperatore Tiberio.
Nel Tempio era fatto divieto agli ebrei di maneggiare monete con l’effige dell’Imperatore, divieto per altro disatteso dai mercanti e dai cambiavalute che in tal modo si arricchivano a dismisura speculando, e spesso truffando, sull’aggio tra le diverse valute circolanti in particolare modo tra i denari e i sicli. Non c’è quindi da stupirsi se Gesù cacciò i mercanti dal Tempio dicendo loro che avevano trasformato quel luogo santo in una "spelonca di ladroni" (Matteo, 21,13). |
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PONZIO PILATO
Frammento di lapide con iscrizione Tiberium Pontius Pilatus |
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E’ opportuno un cenno a Ponzio Pilato, procuratore romano della Giudea dal 26 al 36 d.C. (uomo di particolare crudeltà ed ostile alle leggi e sentimenti del popolo ebraico): ricordando l’episodio del lavaggio delle mani in un catino ricolmo d’acqua durante il processo pubblico a Gesù e la frase "sono innocente del sangue di questo Giusto", dopo di che lo fece flagellare consegnandolo ai soldati affinché lo crocefiggessero.
L’importanza assunta da tale personaggio è probabilmente dovuta, in terra di Giudea, alla severa tutela degli affari e delle esazioni dei tributi a favore di Roma; nel 29 (nostra era) Tiberio gli concesse il raro privilegio di battere monete coloniali e proprio nome "Pontio Pilatus" sul rovescio e l’effige dell’Imperatore sul diritto fino a tutto il 36 d.C. anno in cui, caduto in disgrazia fu richiamato a Roma. |
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LA SINDONE
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Due monete simili, a nome di Pontio Pilatus, in bronzo di circa 2,16 grammi cadauna denominate "Pruta" in ebraico, e "Lepton" in greco, sono state recentemente rilevate, a seguito di complesse e sofisticate analisi, sul lenzuolo di lino nel quale fu deposto il corpo di Gesù Cristo, la "Sacra Sindone", prima di essere tumulato nel sepolcro, in perfetta corrispondenza delle palpebre superiori del volto: a conferma che la storia è testimone inconfutabile. La Sacra Sindone è un lenzuolo di lino di m. 4,36 x 1,10 con impresso in negativo l'immagine frontale e dorsale di un corpo umano attribuito a Gesù Cristo. Venerata nella Cappella della Sacra Sindone a Torino a seguito della donazione della famiglia dei Savoia. |
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… che dire delle monete al tempo di Gesù, osserviamole con attenzione e lasciamo campo alla fantasia: forse quelle monete d’oro sono appartenute al ricco Epulone, forse quella moneta d’argento ha pagato il tributo di Gesù al Tempio, è stata raccolta da Pietro o è finita nella borsa di Giuda. Luigi Conti da ‘’Le monete al tempo di Gesù’’ |
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CENT'ANNI DOPO |
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Cent'anni sono trascorsi dalla morte di Gesù. Nel 132, scoppia la rivolta dei Giudei contro l'occupazione romana con attacchi ai presidi militari stanziali nel territorio: violenta è la reazione di Roma che invia a ritorsione alcune legioni, tali da decimare in pochi anni la resistenza dei Giudei che si vedono costretti a rifugiarsi nelle colline circostanti, in caverne naturali e difficilmente accessibili, nelle quali sviluppano veri e propri insediamenti ipogei. E' notizia recente, anno 2009, del ritrovamento in una di queste caverne, nei pressi di Bar-kokhaba in Israele, di circa 125 esemplari di monete in oro, argento e bronzo, nascoste in otri sotterrati, probabilmente il più ricco tesoro monetale riferito al periodo. Molte di queste monete presentano la caratteristica di essere ribattute su monete romane (forse in segno di spregio, più verosimilmente per la difficoltà di reperire il metallo necessario per il conio), con raffigurazioni simboliche come il Grande Tempio o scritte inneggianti alla "Libertà per Gerusalemme". E' presumibile che i possessori del tesoro, decimati dalle Legioni romane, fuggitivi in altre regioni, abbandonarono il loro tesoro senza più riuscire in seguito a recuperarlo, fino al recente ritrovamento da parte degli archeologi a testimonianza di uno evento storico straordinario.
Alcuni esemplari delle monete ritrovate nel 2009 a Bar-Kokhaba in Israele, a seguito degli scavi effettuati dalla Bar-Islam University e dalla Hebrew University di Gerusalemme.
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Bibliografia: Moroni M. "L’uomo della Sindone" |
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